In occasione del Giorno della Memoria non possiamo limitarci a una commemorazione rituale: il nostro dovere morale ci impone di guardare alla Shoah non come a un orrore confinato al passato, ma come a un monito perenne che interroga il nostro presente.
Le immagini di civili in fuga braccati da militari, di intere popolazioni costrette all’esilio, di discriminazioni basate sul territorio di origine o sulla fede, ci circondano quotidianamente. La stessa meccanica della prevaricazione che troviamo nei racconti dei sopravvissuti – l’indifferenza prima, l’emarginazione poi, la violenza infine – si ripropone con inquietante familiarità in tanti contesti contemporanei.
Il bullismo nelle aule scolastiche, l’odio online che si fa propaganda, la retorica della paura verso il “diverso”, la demonizzazione del migrante sono i segnali di una prevaricazione che cambia forma ma non sostanza. Quando le parole diventano pietre, quando il disprezzo si normalizza, stiamo già percorrendo una strada pericolosamente nota.
Ricordare oggi non significa solo onorare le vittime, ma riconoscere che il germe dell’intolleranza è sempre presente. Come ammoniva Primo Levi: “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo”. L’indifferenza di ieri di fronte alle leggi razziali è sorella dell’indifferenza di oggi di fronte alle ingiustizie che ci circondano.
In questi giorni in cui istituzioni e scuole commemorano le vittime della Shoah, chiediamo a tutti – cittadini, educatori, amministratori – di riconoscere, interrompere e trasformare. Riconoscere le piccole prevaricazioni quotidiane, interrompere la catena dell’indifferenza, trasformare la memoria in vigilanza attiva.
Come ci insegnano i Giusti tra le Nazioni – coloro che rischiarono la vita per salvare gli ebrei – anche nelle situazioni più buie esiste una possibilità di scelta. Oggi quelle scelte si chiamano: contrastare il linguaggio d’odio, difendere i diritti di tutti, educare al rispetto.
La memoria che non interroga il presente è solo un rituale vuoto, ma quando ci costringe a guardare in faccia le prepotenze di oggi la Memoria è un dovere civile.