In occasione del Giorno del Ricordo, che commemora le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, è necessario collocare gli eventi storici in una riflessione più ampia sui meccanismi della violenza politica.
Gli eccidi e le deportazioni del 1943-1945 rappresentano un caso emblematico di come la prevaricazione, una volta istituzionalizzata, produca conseguenze irreversibili. La strumentalizzazione ideologica della violenza, allora come in altri contesti storici, mostra modelli operativi ripetibili. L’esodo forzato di 250.000-350.000 italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia costituisce un precedente storico significativo per analizzare le dinamiche delle migrazioni coatte nel XX secolo. La ridefinizione dei confini e delle sovranità nazionali ha prodotto, in questo come in altri casi, conseguenze umane di lunga durata.
La memoria, quando diventa strumento di divisione piuttosto che di comprensione, tradisce la sua funzione civile. Il Giorno del Ricordo impone una riflessione sulla permanenza di certi meccanismi storici: l’identificazione del nemico interno, la violenza come soluzione politica, l’alterazione forzata della composizione demografica.
Riconoscerne le dinamiche è il primo passo per impedirne la ripetizione.